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DIREZIONE DELLA COMUNICAZIONE

Pianificazione della comunicazione

Una strategia definisce la direzione. La pianificazione decide che cosa fare davvero, in quale ordine, con quali risorse e chi deve prendersene la responsabilità.

19 temi7 minuti di letturaInizia da qui

costruire una pianificazione strategica

Perché vi riguarda

Pianificazione della comunicazione: quando tutto sembra urgente

Avete più progetti di quanti budget e tempo interno riescano a sostenere. La pianificazione decide cosa viene prima, cosa può aspettare e chi se ne occupa, prima di spendere.

  1. 01

    «Il nuovo sito è fermo perché i contenuti non arrivano mai»

    È una dipendenza non pianificata: testi, foto e dati tecnici richiedono tempo interno che nessuno aveva previsto. La roadmap rende visibili questi passaggi e li assegna a qualcuno.

  2. 02

    «Il budget di quest'anno è quello dell'anno scorso, più o meno»

    Ripartire le risorse per abitudine continua a finanziare ciò che non serve più. Pianificare significa allocare prima di spendere, distinguendo produzione e acquisto di spazi media.

  3. 03

    «Le richieste dell'ultimo minuto scavalcano sempre i progetti importanti»

    Brochure urgenti e post improvvisati consumano le risorse destinate alle priorità. Una governance chiara stabilisce cosa entra nel piano, cosa slitta e con quali conseguenze.

  4. 04

    «A due mesi dalla fiera scopriamo che il catalogo non è pronto»

    Le scadenze rigide, come fiere e lanci, vanno pianificate a ritroso con margini per approvazioni e stampa. Altrimenti si paga in fretta, in qualità e in costi.

Se il vostro calendario è fatto di urgenze, serve una roadmap che metta in fila priorità, budget e responsabilità. Direzione della comunicazione: roadmap, budget e priorità condivise

Dal “dovremmo fare” al “questo viene prima”

Quasi tutte le aziende hanno più idee di quante possano realizzarne.

Rifare il sito.

Produrre contenuti.

Fare campagne.

Preparare la fiera.

Aggiornare i cataloghi.

Lavorare sul branding.

Aprire un nuovo mercato.

Il problema non è generare altre attività.

È stabilire:

quali producono più valore, quali dipendono da altre e quali possono aspettare.

Questa è la funzione della pianificazione.

Cos'è la pianificazione strategica della comunicazione

È la traduzione della strategia in un sistema operativo di:

  • priorità;
  • attività;
  • tempi;
  • budget;
  • risorse;
  • responsabilità;
  • dipendenze;
  • KPI;
  • momenti di verifica.

La pianificazione non sostituisce la strategia.

La rende realizzabile.

Strategia, pianificazione e tattica

Strategia

Definisce dove vogliamo andare e secondo quali criteri.

Pianificazione

Costruisce la roadmap.

Tattica

È la singola azione utilizzata per realizzare una parte del piano.

Esempio:

Strategia

Aumentare la considerazione del brand nel settore industriale tedesco.

Pianificazione

Localizzazione sito, SEO, fiera, content, distributor kit, advertising.

Tattica

Campagna LinkedIn dedicata ai decision maker di un determinato segmento.

Confondere questi livelli porta spesso a discutere troppo delle tattiche e troppo poco delle priorità.

Il briefing deve chiarire il problema, non prescrivere già la soluzione

Un buon brief dovrebbe spiegare:

  • scenario;
  • obiettivi;
  • pubblico;
  • problema;
  • vincoli;
  • informazioni rilevanti;
  • timing;
  • risorse;
  • dati disponibili.

Non deve necessariamente dire:

“serve una campagna social”.

Quella può essere una soluzione da valutare.

Più il brief è costruito attorno al problema, maggiore è lo spazio per scegliere strumenti migliori.

Informazioni utili nel briefing

A seconda del progetto:

Impresa

  • attività;
  • organizzazione;
  • strategia;
  • mercati.

Offerta

  • prodotto;
  • servizio;
  • vantaggi;
  • storia;
  • margini;
  • ciclo di vita.

Mercato

  • dimensione;
  • evoluzione;
  • competitor;
  • alternative.

Pubblico

  • buyer;
  • utilizzatori;
  • stakeholder;
  • processo di scelta.

Brand

  • posizione;
  • percezione;
  • identità.

Comunicazione

  • attività passate;
  • dati;
  • materiali;
  • canali.

Vincoli

  • budget;
  • tempi;
  • normativa;
  • risorse;
  • approvazioni.

Non tutti i progetti richiedono cinquanta pagine di brief.

Serve raccogliere le informazioni che possono modificare una decisione.

Brief di comunicazione: gli errori più frequenti

Un brief incompleto o contraddittorio si paga più avanti, in revisioni, ritardi e materiali che non rispondono al problema. Alcuni errori ricorrono spesso.

Troppi obiettivi

Un progetto che deve far conoscere il marchio, generare contatti, lanciare un prodotto e motivare la rete vendita rischia di non riuscire in nessuno dei quattro.

Un pubblico generico

“Tutti i potenziali clienti” non è un pubblico. Servono ruoli, settori, mercati e il loro rapporto attuale con l'azienda.

Nessun messaggio principale

Se tutto è importante, niente lo è. Il brief dovrebbe indicare in una frase che cosa il pubblico deve capire o ricordare.

Vincoli scoperti tardi

Approvazioni, normative, date di fiere o di listino, disponibilità interne: se emergono a lavoro avviato, costringono a rifare.

Indicazioni in contrasto

Direzione, marketing e commerciale chiedono cose diverse. Il brief è il momento per allinearle, non per sommarle.

Giudizi senza motivazione

Previsioni ottimistiche non sostenute dai dati, oppure critiche generiche a ciò che è stato fatto, senza spiegare che cosa non ha funzionato.

Un buon brief non è lungo: è chiaro su ciò che serve per decidere. Prima di inviarlo conviene rileggerlo con una domanda: chi lo riceve potrebbe proporre una soluzione senza dover chiedere di nuovo le informazioni essenziali?

Le domande che aiutano a pianificare

Prima di costruire la roadmap possiamo chiederci:

  • che cosa deve cambiare?
  • perché adesso?
  • chi deve essere coinvolto?
  • quale attività abilita le altre?
  • quali elementi sono già pronti?
  • dove esistono colli di bottiglia?
  • quali decisioni dipendono dalla direzione?
  • quali competenze mancano?
  • quali deadline sono reali?
  • che cosa succede se rinviamo?
  • come misureremo?
  • quali attività possiamo interrompere?

L'ultima domanda è importante.

Pianificare significa anche liberare risorse da ciò che non è più prioritario.

Dipendenze: fare le cose nel giusto ordine

Molti progetti vengono rallentati perché si iniziano attività che dipendono da decisioni ancora aperte.

Esempio:

Nuovo sito

prima:

  • posizionamento;
  • architettura;
  • contenuti;
  • dati.

Campagna

prima:

  • offerta;
  • messaggio;
  • landing;
  • tracking.

Fiera

prima:

  • obiettivi;
  • novità;
  • materiali;
  • agenda commerciale.

Rebranding

prima:

  • analisi;
  • posizionamento;
  • architettura del brand.

La roadmap deve rendere visibili queste dipendenze.

Priorità: non tutto è urgente

Possiamo valutare le attività secondo criteri come:

  • impatto;
  • urgenza reale;
  • dipendenze;
  • costo;
  • rischio;
  • effort;
  • opportunità;
  • strategic fit.

Non esiste una matrice universale.

L'importante è evitare che la priorità venga stabilita soltanto da:

“chi ha chiesto per ultimo”.

Budget: allocare prima di spendere

Il budget non dovrebbe essere distribuito automaticamente copiando l'anno precedente.

Serve chiedersi:

  • quali obiettivi vengono prima?
  • quale parte del sistema è più debole?
  • quali attività sono continuative?
  • quali sono straordinarie?
  • quali investimenti producono asset riutilizzabili?
  • quali spese sono media?
  • quali sono produzione?
  • quali richiedono competenze?
  • quali dipendono da test?

Una buona pianificazione deve rendere leggibile dove viene investito il budget e perché.

Budget di produzione e budget media

È utile separarli.

Produzione

  • strategia;
  • copy;
  • grafica;
  • video;
  • sito;
  • landing;
  • contenuti;
  • cataloghi.

Media

  • Google Ads;
  • social ads;
  • stampa;
  • OOH;
  • sponsorizzazioni;
  • altri spazi.

Un budget media alto con asset deboli può essere inefficiente.

Un grande investimento in produzione senza distribuzione può non raggiungere nessuno.

La pianificazione deve governare entrambi.

Risorse interne ed esterne

Per ogni attività serve stabilire:

Owner

Chi è responsabile?

Approvatore

Chi decide?

Produzione

Interna o esterna?

Input

Chi deve fornire informazioni?

Tempo

Quanta disponibilità interna serve?

Questo è particolarmente importante nei progetti di contenuto.

Un piano editoriale può sembrare economico sulla carta, ma richiedere un'enorme quantità di tempo interno per:

  • interviste;
  • revisione;
  • approvazione;
  • dati;
  • compliance.

La pianificazione deve considerare anche il costo organizzativo.

Timeline: le date devono avere una logica

Una timeline non serve soltanto a mettere scadenze.

Deve evidenziare:

  • milestone;
  • dipendenze;
  • finestre di campagna;
  • eventi;
  • approvazioni;
  • produzione;
  • buffer;
  • review.

Le deadline non sono tutte uguali.

Una fiera ha una data non negoziabile.

La pubblicazione di un articolo può spesso essere spostata.

Il piano deve distinguere rigidità e flessibilità.

Annuale, trimestrale, mensile

Una struttura utile per molte imprese può essere:

Annuale

Direzione, obiettivi, budget e milestone.

Trimestrale

Priorità e iniziative.

Mensile

Attività operative.

Settimanale

Coordinamento e avanzamento.

Non è una regola universale.

Serve trovare una frequenza che permetta di governare senza trasformare la pianificazione in burocrazia.

KPI: ogni attività deve sapere perché esiste

Un'attività dovrebbe avere almeno una relazione chiara con un obiettivo.

Esempio:

SEO

Obiettivo: intercettare domanda qualificata.

KPI: query, ranking, clic, lead.

Fiera

Obiettivo: sviluppare distributori.

KPI: incontri, contatti qualificati, opportunità.

Company Profile

Obiettivo: supportare rete vendita.

KPI: utilizzo, feedback commerciale, ruolo nei processi.

Non tutto produce un KPI perfettamente quantitativo.

Ma deve essere possibile spiegare perché stiamo investendo.

Governance: chi protegge il piano dalle urgenze?

Ogni organizzazione genera richieste.

“Ci serve questo per domani.”

“Il commerciale vuole una brochure.”

“Dobbiamo pubblicare qualcosa.”

Una governance non elimina le urgenze.

Crea un criterio per decidere:

  • cosa entra;
  • cosa slitta;
  • cosa viene cancellato;
  • quale budget viene spostato;
  • quali conseguenze ha il cambiamento.

Senza governance il piano tende a diventare progressivamente irrilevante.

Un esempio di pianificazione della comunicazione su dodici mesi

Immaginiamo un'azienda meccanica che nello stesso anno deve rinnovare il sito, presentare una nuova linea di macchine a una fiera di ottobre e aggiornare il catalogo. Senza pianificazione, i tre progetti partono insieme e si contendono le stesse risorse interne. Con una roadmap si ordinano a ritroso, partendo dalla scadenza che non si può spostare: la fiera.

Primo trimestre

Posizionamento e messaggi della nuova linea, architettura del nuovo sito, raccolta di dati tecnici e fotografie.

Secondo trimestre

Testi del sito e del catalogo, servizio fotografico e video, sviluppo del sito con pubblicazione prima dell'estate.

Terzo trimestre

Stampa del catalogo, progetto dello stand, landing dedicata alla fiera, inviti a clienti e prospect, appuntamenti fissati dalla rete vendita.

Quarto trimestre

Fiera, follow-up dei contatti, campagna sulla nuova linea che porta al sito già online, analisi dei risultati e prime decisioni per l'anno successivo.

Accanto ai progetti proseguono le attività continuative, come newsletter e contenuti, alleggerite nei mesi di maggior carico per non sottrarre tempo alle priorità. Il budget distingue la produzione, concentrata nella prima metà dell'anno, dagli investimenti media, concentrati intorno alla fiera.

L'esempio mostra la funzione della pianificazione: non aggiunge attività, ma stabilisce in quale ordine farle perché ciascuna sostenga la successiva. Obiettivi, pubblici e messaggi vanno invece definiti a monte, come descritto nei 12 step del piano di comunicazione.

Come lavoriamo sulla pianificazione

1. Leggiamo la strategia

Obiettivi e priorità.

2. Mappiamo ciò che esiste

Attività, progetti e risorse.

3. Definiamo dipendenze

Che cosa abilita che cosa.

4. Prioritizziamo

Impatto, urgenza, effort, rischio.

5. Costruiamo roadmap e budget

Sequenza e allocazione.

6. Assegniamo responsabilità

Owner e approvazioni.

7. Definiamo KPI

Criteri di verifica.

8. Governiamo

Review e aggiornamento.

Pianificare non significa irrigidire

Il mercato cambia.

Cambiano:

  • budget;
  • priorità;
  • competitor;
  • tecnologie;
  • opportunità.

Il piano deve rendere più semplice adattarsi senza perdere la direzione.

Perché quando diventiamo tutti uguali diventa solo una questione di prezzo! What Studio facciamo la differenza.

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