contattaci con WhatsApp

ADVERTISING / STRATEGIE DI LANCIO

Strategia pubblicitaria

La pubblicità non comincia dal visual e non comincia dal media. Comincia dalla decisione su quale cambiamento deve produrre e presso quale pubblico.

26 temi10 minuti di letturaInizia da qui

strategia pubblicitaria

Perché vi riguarda

Cosa succede quando manca una strategia pubblicitaria

Spesso si arriva alla pubblicità con un budget e una scadenza, senza aver deciso cosa deve cambiare e presso chi. Vi riconoscete in uno di questi casi?

  1. 01

    «Il budget lo decidiamo guardando quanto spendono i concorrenti»

    Copiare gli investimenti altrui porta a occupare la stessa posizione degli altri, spendendo di più. Una strategia pubblicitaria parte dall'obiettivo e dal costo per raggiungere davvero il vostro pubblico.

  2. 02

    «Vogliamo che la pubblicità risolva un calo di vendite dovuto ad altro»

    Se il prezzo è percepito alto o la rete non segue i contatti, una campagna da sola non basta e può persino amplificare il problema. La strategia individua quale problema la pubblicità può davvero affrontare.

  3. 03

    «L'idea creativa ci piace, ma funziona solo in un formato»

    Un concept pensato per il video si indebolisce nell'annuncio di ricerca o nella pagina stampa. La strategia stabilisce prima touchpoint e ruoli, così la creatività nasce già adattabile ai mezzi scelti.

  4. 04

    «Abbiamo investito tutto il budget sulla prima idea»

    Senza una fase di prova, una campagna si giudica quando i soldi sono già spesi. Distinguere budget di test e budget di scala permette di verificare messaggi e canali prima di investire tutto.

Se avete già un budget ma non una direzione chiara, partiamo da obiettivo, pubblico e messaggio prima di scegliere i media. Scoprite come impostiamo le strategie di lancio

Prima del concept serve una direzione

Una buona idea creativa può attirare attenzione.

Ma senza una strategia rischia di:

  • parlare alle persone sbagliate;
  • costruire un'associazione irrilevante;
  • generare clic senza valore;
  • utilizzare il budget nel momento sbagliato;
  • essere memorabile senza essere utile al brand.

La strategia pubblicitaria collega:

obiettivo → target → problema → proposta → messaggio → creatività → media → misurazione.

Strategia pubblicitaria e campagna pubblicitaria

Sono collegate, ma non sono la stessa cosa.

Strategia pubblicitaria

Definisce:

  • obiettivo;
  • pubblico;
  • messaggio;
  • ruolo della campagna;
  • criteri di creatività;
  • touchpoint;
  • media;
  • misurazione.

Campagna pubblicitaria

È l'esecuzione concreta della strategia:

  • creatività;
  • formati;
  • produzione;
  • pianificazione;
  • attivazione;
  • ottimizzazione.

Approfondisci: Campagna pubblicitaria: strategia, creatività e media plan

Le cinque domande da cui parte una strategia pubblicitaria

Prima di entrare nei singoli passaggi è utile ricondurre il lavoro a cinque domande. Se una delle risposte manca, la campagna poggia su un'ipotesi che nessuno ha verificato.

Che cosa dobbiamo ottenere?

È il brief: l'obiettivo di marketing e commerciale da cui nasce la richiesta, con tempi, budget e vincoli.

Dove siamo oggi?

È l'analisi della situazione: come il mercato percepisce marca e offerta, che cosa fanno i concorrenti, quali risultati hanno dato le azioni precedenti.

Dove vogliamo arrivare?

È il cuore del problema: quale percezione o quale comportamento deve cambiare, e presso chi.

Con quale strategia?

È la copy strategy: la promessa, le prove e il tono con cui convincere quel pubblico.

Come lo diciamo?

È la soluzione creativa: il concept e i formati con cui il messaggio arriva nei touchpoint scelti.

I dodici passaggi che seguono servono a rispondere a queste domande in modo ordinato, senza saltare direttamente all'ultima.

1. Collegare la campagna al marketing

Una campagna può sostenere:

  • lancio;
  • acquisizione;
  • awareness;
  • promozione;
  • riattivazione;
  • ingresso in un mercato;
  • evento;
  • nuova sede;
  • reputazione.

Serve capire quale obiettivo aziendale sta dietro alla richiesta.

“Vogliamo fare pubblicità” non è ancora un brief.

2. Definire il problema di comunicazione

Un obiettivo commerciale non è sempre risolvibile direttamente con la pubblicità.

Esempio:

Obiettivo

Aumentare le vendite di una linea.

Possibili problemi

  • il pubblico non conosce il prodotto;
  • lo conosce ma non comprende la differenza;
  • comprende il valore ma non sa dove acquistarlo;
  • il prezzo è percepito alto;
  • la landing non converte;
  • il commerciale non gestisce i lead.

La strategia deve individuare quale problema la campagna può realisticamente affrontare.

3. Analizzare brand e offerta

Prima del messaggio serve capire:

  • prodotto;
  • servizio;
  • vantaggi;
  • caratteristiche;
  • margine;
  • ciclo di vita;
  • percezione;
  • storia;
  • prove;
  • prezzo;
  • distribuzione.

Una campagna non può costruire indefinitamente una promessa che il prodotto non sostiene.

La pubblicità può amplificare il valore.

Può amplificare anche un problema.

4. Definire obiettivi di comunicazione

Possibili obiettivi:

Awareness

Far conoscere.

Comprensione

Far capire.

Consideration

Entrare tra le alternative.

Preference

Costruire una ragione per preferire.

Action

Generare lead, visite, acquisti o partecipazione.

Serve identificare l'obiettivo primario.

Le metriche verranno dopo.

Come si scrive un obiettivo di comunicazione

Un obiettivo di comunicazione descrive che cosa deve cambiare nella testa o nel comportamento del pubblico: conoscenza, percezione, atteggiamento, azione. Per guidare davvero creatività, media e misurazione deve essere:

  • chiaro: comprensibile senza spiegazioni aggiuntive;
  • specifico: riferito a un pubblico e a un'offerta precisi;
  • misurabile: con un indicatore deciso prima di partire;
  • raggiungibile: coerente con budget, tempi e mezzi;
  • condiviso: conosciuto da marketing, vendite e direzione.

Conviene scegliere un solo obiettivo primario. Se gli obiettivi sono più di uno, vanno messi in ordine di priorità e collegati da obiettivi intermedi: prima far conoscere una nuova linea, poi far richiedere la documentazione, poi ottenere incontri commerciali.

Un esempio ipotetico. Un'azienda che produce sistemi di automazione per il confezionamento chiede «più visibilità». Riscritto come obiettivo di comunicazione diventa: far conoscere la nuova linea ai responsabili di produzione delle aziende alimentari del Nord Italia e ottenere richieste di demo entro la fiera di settore. Formulato così, l'obiettivo indica già il pubblico, il momento, il tipo di messaggio e l'indicatore da osservare.

5. Risorse e vincoli

La strategia deve considerare:

  • budget;
  • tempo;
  • produzione;
  • risorse interne;
  • asset esistenti;
  • dati;
  • vincoli normativi;
  • disponibilità prodotto;
  • distribuzione;
  • capacità commerciale.

Un messaggio che genera molte richieste non è necessariamente un successo se l'organizzazione non è in grado di gestirle.

6. Competitor e alternative

Non osserviamo soltanto i concorrenti diretti.

Possiamo includere:

  • soluzioni alternative;
  • categoria;
  • comparable;
  • nuovi entranti;
  • scelta di non acquistare.

Analizziamo:

  • messaggi;
  • visual;
  • media;
  • tono;
  • offerte;
  • promozioni;
  • frequenza;
  • search;
  • contenuti.

L'obiettivo non è “fare diverso” a tutti i costi.

È evitare di investire per costruire esattamente la stessa posizione degli altri.

Le domande per analizzare la pubblicità dei concorrenti

Elencare i concorrenti non basta: serve capire come comunicano e con quali risultati apparenti. Alcune domande guidano l'analisi.

  • A chi parlano: tecnici, buyer, titolari, distributori?
  • Su quali canali sono presenti e con quale ruolo?
  • Usano canali diversi per pubblici o prodotti diversi?
  • Lavorano di più sul marchio o sui singoli prodotti?
  • Su quali temi e parole chiave insistono, anche su Google?
  • Stanno provando formati o mercati nuovi, o preparano un lancio?
  • Come reagisce il pubblico: commenti, domande, interazioni?
  • Quanto investono, a giudicare da continuità e pressione?

Nell'analisi è utile includere anche i comparable: aziende che non vendono lo stesso prodotto ma si rivolgono allo stesso pubblico o risolvono problemi simili. Da loro arrivano spesso le indicazioni più utili sui formati che il vostro pubblico è abituato a ricevere, e sugli errori da non ripetere.

Il risultato dell'analisi non è una lista di cose da copiare, ma una mappa degli spazi liberi: messaggi che nessuno presidia, pubblici trascurati, canali già saturi da evitare.

7. Target: chi deve ricevere il messaggio

Nel B2C possono essere rilevanti:

  • demografia;
  • comportamento;
  • interessi;
  • geografia;
  • occasioni.

Nel B2B:

  • settore;
  • ruolo;
  • dimensione;
  • mercato;
  • tecnologia;
  • problema;
  • fase del processo;
  • relazione con il brand.

Un target definito male produce dispersione.

Uno definito in modo eccessivamente stretto può rendere inefficiente la campagna.

Serve trovare il livello di precisione coerente con media e obiettivo.

Nel B2B il target è un gruppo di persone, non un'azienda

In una decisione d'acquisto B2B intervengono quasi sempre più persone: chi usa il prodotto, chi lo valuta tecnicamente, chi gestisce l'acquisto, chi firma. A queste si aggiungono figure che non comprano ma orientano la scelta: progettisti, consulenti, installatori, distributori.

Una strategia pubblicitaria decide a chi rivolgersi direttamente, a chi indirettamente e con quale argomento per ciascuno:

  • utilizzatori: affidabilità e facilità d'uso;
  • ufficio tecnico: dati, conformità, compatibilità;
  • acquisti: condizioni, tempi di consegna, continuità di fornitura;
  • direzione: riduzione del rischio e ritorno dell'investimento;
  • prescrittori: soluzioni da proporre ai propri clienti senza sorprese.

Non serve parlare a tutti nella stessa campagna. Spesso conviene scegliere il ruolo che avvia il processo d'acquisto e preparare per gli altri materiali di supporto, come schede tecniche, casi applicativi e condizioni commerciali, da usare nelle fasi successive insieme alla rete vendita.

Il livello di dettaglio dipende anche dal mezzo: su LinkedIn si può scegliere il ruolo professionale, su una rivista di settore si sceglie il contesto in cui quei ruoli leggono.

8. Insight e criteri di scelta

Un insight utile può riguardare:

  • paura;
  • desiderio;
  • barriera;
  • tensione;
  • abitudine;
  • comportamento;
  • criterio di scelta.

Nel B2B può essere molto concreto.

Per esempio:

Il buyer non cerca la soluzione tecnicamente migliore in assoluto; cerca una soluzione sufficientemente forte che riduca il rischio della propria decisione.

Non tutti i progetti richiedono un “grande insight emozionale”.

A volte capire come viene presa la decisione è più utile.

9. Proposta e Copy Strategy

La campagna deve mettere a fuoco:

  • promessa;
  • beneficio;
  • reason why;
  • supporting evidence;
  • call to action;
  • Tone of Voice.

La promessa deve essere:

  • rilevante;
  • comprensibile;
  • distinguibile;
  • credibile;
  • sostenibile.

Approfondisci: Copy Strategy: cos'è, struttura ed esempio

10. Concept creativo

Il concept è la traduzione creativa della strategia.

Deve poter:

  • conquistare attenzione;
  • rendere riconoscibile il messaggio;
  • essere adattato;
  • sostenere il brand;
  • funzionare nei touchpoint previsti.

Non ogni idea deve essere estesa ovunque.

A volte un concept è perfetto per video ma debole in search.

La strategia può prevedere coerenza senza uniformità.

Dal concept alla produzione: visibilità, contenuti e dati

Quando il concept è definito, la produzione creativa deve rispondere a tre esigenze diverse, che conviene progettare insieme.

Visibilità

Qualsiasi cosa si decida di fare deve essere vista dal pubblico giusto. Formati, posizionamenti e frequenza si pensano insieme alla creatività, non dopo.

Contenuti

Se la campagna si appoggia a contenuti come articoli, video, guide tecniche o casi applicativi, bisogna verificare che siano sostenibili nel tempo: quali contenuti l'azienda possiede già, chi può produrne di nuovi, quanto tempo richiedono le revisioni interne. Nei settori regolamentati, come il farmaceutico e il medicale, i contenuti passano per verifiche normative e approvazioni: tempi e responsabili vanno previsti nel piano, non scoperti a campagna avviata.

Dati

Una campagna può arricchire il database aziendale con contatti profilati, interessi e richieste. Serve decidere prima quali informazioni raccogliere, dove registrarle e chi le segue, nel rispetto della normativa sulla privacy.

Questa verifica evita un errore frequente: approvare un'idea brillante che l'organizzazione non riesce poi a sostenere.

11. Touchpoint

Possibili:

  • search;
  • social;
  • video;
  • display;
  • stampa;
  • OOH;
  • radio;
  • eventi;
  • fiere;
  • email;
  • landing;
  • retail;
  • PR.

Non serve utilizzare più media per poter parlare di strategia integrata.

L'integrazione nasce dal percorso.

12. Media planning

Il media plan definisce:

  • canali;
  • formati;
  • periodo;
  • pressione;
  • frequenza;
  • distribuzione del budget;
  • audience;
  • KPI.

Le metriche possono includere:

  • reach;
  • frequency;
  • CPM;
  • CPC;
  • CPL;
  • view rate;
  • GRP;
  • conversioni.

Non tutte sono rilevanti nello stesso progetto.

Il media planner deve aiutare a scegliere quali numeri servono realmente alla decisione.

I social media non sono un passaggio obbligatorio

Una strategia pubblicitaria può utilizzare social advertising.

Può anche non utilizzarlo.

La scelta dipende da:

  • pubblico;
  • obiettivo;
  • formato;
  • dati;
  • costo;
  • capacità della piattaforma.

I social sono un touchpoint possibile.

Non sono la conclusione naturale di ogni strategia pubblicitaria.

Quando i social fanno parte della strategia: cosa definire

Se l'analisi indica che i social hanno un ruolo, la loro strategia deriva da quella generale ma va costruita per intero. Prima di pubblicare o sponsorizzare conviene chiarire alcuni punti.

  • Ascolto: chi parla già di voi, del settore o dei concorrenti, e dove;
  • Obiettivi: quali risultati cercare e come misurarli;
  • Relazione: con quali persone, su quali piattaforme, su quali temi;
  • Contenuti: argomenti, formati e frequenza sostenibili;
  • Piano editoriale: fonti, calendario, responsabili, approvazioni;
  • Community: regole, risposte a commenti e messaggi, moderazione;
  • Criticità: rischi prevedibili e chi interviene se si presentano.

Nel B2B le inserzioni sui social danno il meglio quando portano a contenuti utili e a un percorso di contatto, non quando restano una vetrina isolata. Se a queste domande non c'è ancora risposta, è più prudente concentrare il budget su altri touchpoint e tornare ai social quando l'organizzazione è pronta a gestirli con continuità.

Budget: partire dall'obiettivo, non dal concorrente

Osservare gli investimenti dei competitor può essere utile.

Non dovrebbe diventare la formula:

«Loro spendono X, dobbiamo spendere X+1».

Il budget deve considerare:

  • pubblico;
  • costo media;
  • frequenza;
  • durata;
  • produzione;
  • valore della conversione;
  • capacità economica;
  • livello di test.

In molti casi è utile distinguere:

Budget di test

Per verificare ipotesi.

Budget di scala

Da investire quando esistono segnali sufficienti.

Tre metodi per stimare il budget pubblicitario

Il budget di una strategia pubblicitaria si stima di solito in tre modi, che conviene usare insieme come verifica reciproca.

Dallo storico

Si parte da quanto è stato investito in passato e dai risultati ottenuti. È un buon punto di partenza se i dati sono affidabili, ma tende a ripetere le scelte precedenti anche quando il mercato è cambiato.

Dalla concorrenza

Si stima quanto investono i concorrenti e ci si posiziona di conseguenza. Aiuta a capire la pressione necessaria per farsi notare, ma non dice nulla sull'efficacia di quegli investimenti.

Dagli obiettivi

Si stimano i costi delle azioni necessarie per raggiungere l'obiettivo: quante persone raggiungere, quante volte, con quali mezzi e quale produzione. È il metodo più coerente con la strategia, ma si basa su ipotesi esplicite che il budget di test serve a verificare.

Nel calcolo vanno incluse anche le risorse interne. Attività come social, contenuti e relazioni con la stampa possono avere costi vivi contenuti, ma richiedono molte ore di lavoro per ideazione, gestione e risposte: se nessuno in azienda ha quel tempo, va previsto un supporto esterno.

Misurazione

Una strategia pubblicitaria deve decidere prima:

come capiremo se sta funzionando?

A seconda dell'obiettivo:

Awareness

  • reach;
  • frequency;
  • branded search;
  • view;
  • recall, quando disponibile.

Consideration

  • visite;
  • contenuti;
  • engagement;
  • ritorni.

Lead

  • CPL;
  • qualità;
  • opportunità;
  • pipeline.

Vendita

  • conversione;
  • CAC;
  • revenue;
  • ROAS.

Nel B2B serve integrare il dato media con il feedback commerciale.

Come lavoriamo

1. Obiettivo

Business e marketing.

2. Problema

Che cosa deve cambiare nella comunicazione?

3. Analisi

Brand, prodotto, target, competitor.

4. Strategia

Proposta, messaggio e journey.

5. Concept

Traduzione creativa.

6. Media

Canali, budget e timing.

7. Produzione

Asset e landing.

8. Attivazione

Campagna.

9. Misurazione

Performance e qualità.

10. Ottimizzazione

Correzione e scala.

Quando la strategia pubblicitaria è parte di un lancio

Se la campagna sostiene un nuovo prodotto o mercato, la pubblicità è soltanto una parte.

Perché quando diventiamo tutti uguali diventa solo una questione di prezzo! What Studio facciamo la differenza.

Esempi pratici

Lavori collegati

Torna a Strategie di lancio

Se state costruendo la strategia pubblicitaria di una nuova offerta, conviene progettare insieme posizionamento, messaggi, strumenti e attivazione.

Scopri le Strategie di lancio

Avete già un budget ma non è ancora chiaro quale messaggio, pubblico e media debbano avere la priorità? Partiamo dalla strategia.

Parliamone

Privacy Policy | Cookie Policy

^