Consulenza social media esiste una formula magica?
Esiste una formula magica – o meglio matematica – per catturare l’attenzione del proprio target sui social?
Ci sono regole inviolabili per un calendario editoriale capace di dare la sveglia anche ai clienti più distratti?
Qual è l’equilibrio tra detto e non detto? Quanto devo postare? Cosa devo postare? A chi devo parlare? Cosa devo dire? Come lo devo dire? Perché lo devo dire?

Perché vi riguarda
Quando serve una consulenza social media a un'azienda B2B
Se i vostri profili social sono nati per dovere e vengono aggiornati quando c'è tempo, il problema non è quanto pubblicate ma che cosa vi aspettate da ogni canale.
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«Pubblichiamo solo foto di fiere e auguri di Natale»
Un profilo fatto solo di ricorrenze non dice a un buyer che cosa sapete fare. Una consulenza definisce temi legati ai vostri prodotti e ai problemi dei clienti, da alternare con continuità.
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«I social li segue lo stagista, quando ha tempo»
Quando la gestione dipende dalla disponibilità di una persona, toni e qualità cambiano a ogni post. Un piano editoriale con regole e responsabilità rende il lavoro stabile anche se cambia chi lo esegue.
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«Siamo su cinque piattaforme e nessuna porta richieste»
Presidiare ogni social disperde tempo e budget. Una consulenza aiuta a scegliere i canali dove si informano davvero i vostri clienti e a chiudere quelli che non servono.
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«Concorrenti più piccoli di noi sembrano più grandi online»
Chi pubblica con costanza contenuti tecnici e casi applicativi appare più solido agli occhi del mercato. Una strategia social vi permette di mostrare competenze che oggi restano dentro l'azienda.
Se i vostri canali social assorbono tempo senza un obiettivo chiaro, partiamo dal ruolo che devono avere nel vostro processo commerciale. Evoluzione digitale: sito, contenuti, campagne e social collegati →
“Aspetta, faccio una foto e la metto su instagram: Hashtag... Grr... Lunedì!”
E tu sei social?
Sull’importanza della presenza sui social network si è detto e ridetto tutto. Anche se negli anni diverse aziende hanno ridotto o chiuso la propria presenza su alcune piattaforme, il fascino dei social network rimane ed esserci resta importante per avere un canale di comunicazione con il proprio mercato di riferimento o per catturare fette di mercato ancora inesplorate.
Il social network è un lavoro, non un hobby. E come tale deve essere affrontato. Servono strategia, coerenza, originalità e un piano editoriale ben organizzato.
Oggi
Cambiano i mezzi, cambia la comunicazione
Cambiano le regole della comunicazione online social e non. Se qualche anno fa il consiglio era «posta, ma non esagerare, quindi, fai come le mele: una al giorno», oggi con un post al giorno secondo molti sei fuori dal giro: lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
Lo diciamo da tempo: siamo bombardati dalle informazioni e c’è chi, per emergere in questo rumore, consiglia di pubblicare almeno cento post al giorno su sette o otto piattaforme. È un consiglio pensato per chi vive di visibilità, non per un’azienda B2B: il vostro pubblico è ristretto, cerca competenza e si stanca in fretta dei contenuti ripetitivi. Per un’impresa conta di più scegliere pochi canali e presidiarli con un ritmo sostenibile.

Contenuti online
Contenuti online
C’è un numero magico per far emergere il brand?
Le piattaforme vogliono contenuti. Sono letteralmente affamate di contenuti. Più gliene diamo più sono felici, più noi siamo visibili. In alto nella home di Facebook, tra i primi a comparire nelle stories di Instagram per non parlare poi dei blog e tutto il comparto delle news di settore.
L’algoritmo vuole contenuti con costanza e penalizza chi non presidia la rete. Inoltre l’attenzione sui social è minima: bisogna continuare a pubblicare – e ripubblicare i contenuti – per catturare attenzione, mantenerla e far scattare il passaggio successivo: nel B2B, una visita al sito, una richiesta di informazioni, un incontro con il commerciale.
Contenuti online
Ottimizzazione
Ottimizzazione
Siamo nell’era del contenuto: dobbiamo fare voto di quantità
Quantità e qualità sono ormai un metro rilevante per presidiare i social con efficacia, ma nel B2B è la qualità a fare la differenza: un contenuto tecnico utile pesa più di molti post di circostanza. È ormai assodata la tendenza a pubblicare di più quando le cose vanno male. In politica succede spesso: più un leader è in crisi di consensi, più il suo ufficio comunicazione diffonde dichiarazioni, opinioni, annunci. Per un’azienda la lezione utile è diversa: far sentire la propria voce in un momento di difficoltà (un ritardo nelle consegne, un problema di qualità, una notizia che vi riguarda) serve a non lasciare spazio a ricostruzioni altrui, purché il messaggio sia tempestivo, verificato e coerente con ciò che i commerciali dicono ai clienti.
Perché allora è utile comunicare di più nei momenti di crisi? Perché il silenzio viene riempito da altri. Presidiare i propri canali permette di ascoltare gli umori del mercato, rispondere alle domande di clienti e distributori e proteggere la reputazione costruita nel tempo.
Ottimizzazione, keyword, contenuti, storytelling, immagini

Funzionamento
Come funzionano i social
Ma andiamo al sodo e parliamo di cose pratiche, ovvero le 5 regole dei social media
Conosci il tuo target
Sfrutta quello che sai e indaga su quello che non sai. Via libera al confronto, alle domande chiuse, ai sondaggi. Ascoltare la voce del popolo è fondamentale per rimanere allineati con le esigenze del mercato.
Studia
Non si smette mai di imparare e in una società in continua mutazione il concetto di conoscenza è in continua evoluzione.
Osserva e ascolta
L’era del Brand che fa tendenza è andata in pensione. Oggi è “la strada che detta le regole”. Rapportarsi con il pubblico dei social è fondamentale per rimanere allineati con le mode e le tendenze.
Coerenza
Non c’è nulla di più indisponente dell’utilizzo di diverse filosofie a seconda dei social. Il tone of voice può adattarsi al social – quindi al target – ma non i valori di fondo.
Sii significativo, interessante e piacevole
Dimentica lo spam. I contenuti devono essere di qualità. Se non tutti, almeno l’80%.
Testimonianze, storie, referenze
Cosa fa una consulenza social media per un’azienda B2B
Una consulenza social media non consiste nel pubblicare al posto vostro, ma nel decidere che cosa i social devono fare per l’azienda e come organizzarli perché lo facciano con continuità. Per una PMI B2B il lavoro si articola di solito in alcune fasi.
Analisi dei canali
Profili esistenti, contenuti pubblicati, pubblico raggiunto, interazioni davvero utili, confronto con i concorrenti diretti.
Ruolo e obiettivi
Reputazione, supporto alla rete vendita, ricerca di personale, lancio di prodotti, fiere: ogni canale riceve un compito e gli indicatori con cui verificarlo.
Linea editoriale
Pochi temi ricorrenti legati a prodotti, applicazioni e competenze, un tono coerente con il brand, un calendario sostenibile.
Regole e responsabilità
Chi scrive, chi approva, come si risponde ai commenti, come si gestisce una critica pubblica o una richiesta commerciale arrivata in privato.
Misurazione e formazione
Report periodici leggibili dalla direzione e, quando la gestione resta interna, formazione delle persone che seguiranno i canali.
Il risultato è un piano che può essere gestito da voi, da un fornitore o in modo misto, senza ripartire da zero ogni volta che cambia chi se ne occupa.
Quali social usare nel B2B oggi
Non esiste una combinazione valida per tutti: dipende da chi deve leggervi e da quante risorse avete. Alcune indicazioni generali aiutano però a partire.
- LinkedIn: per la maggior parte delle aziende B2B è il canale di riferimento, per reputazione, contenuti tecnici, campagne mirate per ruolo e settore e relazione dei commerciali con i clienti. Ne parliamo nella guida al LinkedIn marketing per aziende B2B.
- YouTube: l’archivio naturale per video di prodotto, tutorial, installazioni e webinar, utile anche per farsi trovare nelle ricerche.
- Instagram: adatto quando il prodotto ha una forte componente visiva (design, arredo, packaging, alimentare) e per raccontare persone e cultura aziendale a chi potrebbe lavorare con voi.
- Facebook: utile soprattutto per il legame con il territorio, per comunicare con il pubblico locale e per alcune campagne a pagamento.
- X, TikTok e le altre piattaforme: da valutare caso per caso, solo se il vostro pubblico le usa davvero per informarsi sul vostro settore.
Nei settori regolati, come farmaceutico e dispositivi medici, la scelta dei canali va fatta insieme alle funzioni regolatorie: le norme sulla comunicazione al pubblico limitano ciò che si può pubblicare e richiedono una procedura di approvazione dei contenuti. Ne parliamo nella pagina sulla comunicazione per pharma e medtech.
Quanto pubblicare: un ritmo sostenibile e contenuti utili alle vendite
La domanda «quanto devo postare?» ha una risposta meno spettacolare dei consigli che invitano a pubblicare decine di contenuti al giorno: quanto riuscite a sostenere nel tempo senza abbassare la qualità. Per molte PMI B2B poche pubblicazioni a settimana, ben fatte e regolari, valgono più di una raffica di post seguita da mesi di silenzio.
Un piano editoriale B2B può alternare, per esempio:
- Applicazioni e problemi risolti per i clienti
- Novità di prodotto spiegate con dati tecnici
- Dietro le quinte di produzione, qualità e laboratorio
- Persone e competenze dell’azienda
- Fiere, eventi e incontri, prima e dopo
- Normative e tendenze del settore, con il vostro punto di vista
Ogni contenuto dovrebbe poter essere riusato: un articolo tecnico diventa post, estratto per la newsletter, materiale per il commerciale che deve rispondere a un cliente. È così che i social smettono di essere un lavoro a parte e diventano parte di una strategia di digital marketing B2B.
Perché quando diventiamo tutti uguali diventa solo una questione di prezzo! What Studio facciamo la differenza.
Esempi pratici



Le nuove regole della comunicazione online
Social media