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Web Design

Costruire una landing page che converte

Una landing page è una pagina preposta a massimizzare le funzionalità di una campagna di marketing.

La landing è importante perché è il punto in cui una campagna incontra il visitatore. Il suo compito principale è trasformare in richieste il traffico di una campagna, che arrivi da annunci, email o QR code su cataloghi e stand: per questo si costruisce attorno a un’unica offerta e a un’unica azione. La SEO entra in gioco solo per le landing pensate per farsi trovare su ricerche specifiche; in quel caso parola chiave, titolo, URL e meta description vanno scelti con cura.

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costruire landing page

Perché vi riguarda

Quali problemi risolve una landing page costruita bene

Quando investite in una campagna, la pagina su cui arriva il visitatore decide se il clic diventa una richiesta. Spesso il budget c'è e il messaggio anche: manca la pagina giusta.

  1. 01

    «Mandiamo il traffico delle campagne sulla home del sito»

    Dalla home il visitatore deve cercare da solo l'offerta e spesso rinuncia. Una landing dedicata riprende il messaggio dell'annuncio e porta a un'unica azione chiara.

  2. 02

    «Il nostro modulo chiede più dati di quanti ne usi il commerciale»

    Ogni campo in più riduce le richieste, soprattutto al primo contatto. Chiedere solo ciò che serve per richiamare e qualificare il contatto rende il modulo più facile da compilare.

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    «La pagina parla della nostra storia, non del problema del cliente»

    Chi arriva da una campagna cerca una risposta precisa, non la presentazione dell'azienda. Titolo, sottotitolo e punti elenco devono dire subito che cosa ottiene e perché scegliere voi.

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    «Per ogni fiera o nuovo prodotto rifacciamo la pagina da zero»

    Senza una struttura collaudata ogni lancio riparte dall'inizio e i risultati non si possono confrontare. Uno schema di landing riutilizzabile accorcia i tempi e migliora a ogni campagna.

Se le vostre campagne portano visite ma poche richieste, partiamo dalla pagina su cui arrivano. Digital marketing B2B: campagne e pagine collegate agli obiettivi

UX e landing page: strategie per catturare l’attenzione

UX e landing page

La user experience (UX) è fondamentale nella progettazione di landing page che convertano. Una landing page ben progettata deve essere chiara, concisa e focalizzata sull’obiettivo principale: guidare l'utente verso un’azione specifica, come un acquisto o l’iscrizione a una newsletter. L’uso di elementi visivi accattivanti, messaggi persuasivi e call-to-action ben posizionati migliora l'esperienza utente, aumentando le probabilità di conversione. Una buona UX riduce il tasso di rimbalzo e mantiene l'attenzione dell'utente, rendendo la landing page uno strumento potente per raggiungere gli obiettivi di marketing.

Una landing page efficace dipende dalla qualità della sua user experience (UX). Per massimizzare le conversioni, è essenziale che la pagina sia semplice da navigare, con un design intuitivo che guida l'utente passo dopo passo verso l’azione desiderata. Elementi come il testo, le immagini e i pulsanti devono essere strategicamente posizionati per creare un flusso naturale. Inoltre, la velocità di caricamento e la compatibilità mobile sono fattori chiave che influenzano la percezione dell'utente e, di conseguenza, il successo della landing page.

Landing page per campagne e pagine per la SEO: due obiettivi diversi

Si parla spesso di landing page come se fossero tutte uguali. In realtà, quando si deve costruire una landing page, la prima domanda è da dove arriverà il visitatore: da questo dipendono struttura, lunghezza e modo di misurare i risultati.

La landing di campagna riceve traffico già orientato. Chi clicca su un annuncio Google Ads, su un post sponsorizzato su LinkedIn, su un’email o sul QR code di un catalogo sa già che cosa sta cercando. La pagina deve riprendere lo stesso messaggio dell’annuncio, presentare un’unica offerta e portare a un’unica azione. Di solito non ha il menu del sito, vive per la durata della campagna e spesso viene esclusa dall’indicizzazione, per non creare doppioni con le pagine del sito.

La pagina pensata per la ricerca organica deve invece farsi trovare da chi non vi conosce ancora. Risponde in modo completo a una domanda precisa, è inserita nella struttura del sito, è collegata alle altre pagine e resta online nel tempo. Qui contano le parole chiave, i contenuti approfonditi e i link interni.

Gli errori più frequenti nascono dal confondere i due casi: mandare il traffico a pagamento su una pagina lunga e piena di collegamenti che portano altrove, oppure pubblicare una landing di campagna sperando che si posizioni da sola su Google. Se vi servono entrambe, progettatele come due pagine distinte, con obiettivi e indicatori diversi. Per la parte organica trovate un approfondimento nella pagina sulla SEO strategy.

Ogni elemento, dal layout al copywriting, deve lavorare insieme per creare un'esperienza coerente e focalizzata.

La UX è il cuore di una landing page di successo

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    landing page

    Introduzione alla landing page

    landing page introduzione

    Una landing page è una pagina preposta a massimizzare le funzionalità di una campagna di marketing. La landing è importante perché un sito spesso è un’estensione di una campagna istituzionale. Il suo compito principale è trasformare in richieste il traffico di una campagna: chi arriva da un annuncio, da un’email o da un QR code deve trovare subito l’offerta che gli è stata promessa e un’unica azione da compiere. Solo le landing pensate anche per la SEO, cioè per farsi trovare su ricerche specifiche, richiedono in più una scelta attenta delle parole chiave per titolo, URL e meta description.

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    titolo

    Headline (titolo)

    landing-headline

    Il titolo è la prima cosa che verrà letta. Deve contenere la parola chiave con la quale si vuole essere intercettati, ma deve anche essere accattivante. Deve colpire l’utente ma soprattutto dargli un motivo per continuare a leggere.

    È bene ricordare che l’80% dei lettori non legge quello che viene dopo il titolo. Secondo Brian Clark, se è vero che 8 persone su 10 leggono un titolo, solo 2 su 10 leggeranno il resto. Anche il traffico di utenti su un sito è legato alla headline della landing page. Chi pubblica online lo verifica di continuo con i test A/B: a parità di contenuto, titoli diversi producono risultati molto diversi. Koechley afferma che: "Il titolo è l’unica possibilità di raggiungere le persone che stanno pensando ad un milione di altre cose, e che non si svegliano al mattino interessandosi di femminismo, cambiamento climatico o dei dettagli delle elezioni". Il titolo è il re indiscusso di tutto l’annuncio. In media viene letto 5 volte di più rispetto al resto del testo. È ciò che attira l’attenzione e fa sì che l’utente continui la lettura. Scrive David Ogilvy (copywriter e autore del libro "Confessioni di un pubblicitario"): "Una volta scritta la headline, avrete speso 80 centesimi del dollaro di cui disponete. Se non riuscite a fare un’efficace azione di vendita già dall’headline, avrete buttato dalla finestra l’80% dei soldi del vostro cliente". Dunque, sarà necessario che, fin dal titolo, sia chiaro l’intento della pagina e ciò che si offre al lettore, al fine di invogliare l’utente a raggiungere l’obiettivo prefissato.

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    sottotitolo

    Subheadline (sottotitolo)

    landing-sub

    Il sottotitolo permette di rafforzare il concetto espresso nell’headline. È un’occasione in più per definire meglio ciò che l’utente otterrà continuando a leggere la pagina. Il sottotitolo deve sintetizzare l’offerta. Fin dalle prime righe della pagina, il lettore deve aver ben chiara quale sia l’offerta. Una landing page ottimizzata dovrà avere un titolo che attiri immediatamente l’attenzione del lettore e un sottotitolo che spieghi in maniera sintetica l’offerta, spingendo l’utente alla conversione.

  4. 04

    storytelling

    Storytelling (narrativa)

    landing story telling

    Bisogna immedesimarsi nell’utente per capire cosa effettivamente vorrebbe sentirsi dire, quanto può essere utile per la sua ricerca di informazioni oppure per la risoluzione di un problema che sta affrontando. All’interno dello storytelling è importante anche il visual storytelling, ovvero l'arte di raccontare con le immagini. Un’immagine deve essere coerente con l’offerta, deve dare al lettore un’idea di quello che può aspettarsi e deve, quindi, completare l’offerta stessa. Bisogna evitare l’utilizzo di immagini che non riflettono quello che l’utente sta per ricevere e puntare a rappresentare un concetto o un valore più che un prodotto.

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    elenchi puntati

    Bullet point (elenchi puntati)

    landing elenco puntato

    Una landing page deve avere un elenco puntato che esprima tre motivi per cui scegliere il prodotto, tre motivi che sintetizzino cosa non offre la concorrenza ma che è qui offerto.

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    Call to action

    Call to action (invito all’azione)

    landing call to action

    È buona norma predisporre pulsanti call to action visibili, enfatizzati, facili da cliccare e "parlanti" dal punto di vista dell’etichettatura. Per quanto riguarda la progettazione dei pulsanti un errore abituale è l’utilizzo dei link al posto dei pulsanti. Link e pulsanti svolgono nelle User Interface ruoli nettamente diversi. I link sono oggetti di navigazione, mentre i pulsanti sono veri e propri oggetti dell’azione e servono a finalizzare compiti.

    È inoltre buona cosa fare attenzione a rendere evidente ciò che è grafica e ciò che è un pulsante, cioè alla visibilità e alla cliccabilità.

    • Visibilità La visibilità dipende da posizione e dimensione. Per la posizione quello che conta è assicurare la vicinanza fra il pulsante e ciò a cui esso si riferisce. In un form, per esempio, la call to action dovrà collocarsi vicino all’ultimo campo di inserimento; in una landing page, invece, la call to action dovrà collocarsi subito a ridosso del payoff.
    • Cliccabilità Due aspetti significativi per la cliccabilità sono la scelta del colore e del tag label. Il tag label definisce un testo da associare ad un campo di un form HTML e consente di selezionare un’opzione anche cliccando sul suo testo descrittivo, non solo sul pulsante di opzione vero e proprio. Per il colore è essenziale non violare certe convenzioni culturali universalmente accettate rispetto al significato di alcune cromie. Se una label è ambigua diventa un grosso problema all’interno del menu e può pregiudicare l’intero processo del click. Per una buona cliccabilità è necessario sfruttare, quando possibile, iconologia, grafica e convenzioni.
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    autorevolezza

    Credibilità e autorità

    landing-social

    Non dimentichiamo mai di descrivere la presenza e l’autorevolezza dell’azienda, del prodotto, del circuito anche attraverso premi, referenze, attività che supportino il brand e il prodotto. La condivisione sui social va invece valutata caso per caso: in una landing di campagna i pulsanti di condivisione sono spesso una distrazione dall’azione principale, mentre possono servire per contenuti pensati per circolare, come una guida gratuita o l’invito a un evento, sfruttando il meccanismo del passaparola.

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    termine

    Deadline (scadenza)

    Quando possibile, è utile dare una scadenza all’offerta: senza un termine, l’utente probabilmente continuerà a fare altre ricerche e rischia di scegliere un concorrente. Nel B2B la scadenza deve però essere reale e motivata, come la data di una fiera, i posti disponibili per un evento o la validità di un listino: una scadenza inventata fa perdere credibilità.

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    regalare qualcosa

    Reciprocità (ovvero fare un regalo)

    È molto utile creare uno step intermedio, un omaggio in cambio di un indirizzo mail magari. Qualunque sia l’obiettivo della landing page difficilmente lo si raggiunge al primo colpo, si può lavorare per tasselli progressivi. Regalare qualcosa è uno step intermedio molto potente, in quanto genera un effetto di reciprocità. Più sarà di valore ciò che regalerai e più acquisirai fiducia e competenza agli occhi del potenziale cliente.

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    form

    Form (modulo raccolta dati utente)

    La compilazione di un form, cioè di un modulo che raccoglie i dati dell’utente, è da sempre un problema perché richiede un impegno profondo. È la fase più difficile per l’utente e la più importante per chi offre qualcosa in rete. Più è lungo e articolato e minori sono le probabilità che venga compilato. Il form deve essere collocato in alto, sopra la "linea di piega". L’utente deve trovarlo facilmente ed è il focus attorno al quale devono ruotare tutte le altre informazioni, valutando attentamente quali campi sono da inserire e quali invece possono essere tralasciati. L’importante è assicurarsi che si stiano raccogliendo le informazioni necessarie per raggiungere l’obiettivo della nostra landing page. Nel caso di acquisizioni dettagliate, si consiglia di dividere i dati in pagine di approfondimento e queste in pattern di significato comune (chunk), evitando di mescolare tutto sullo stesso piano. Questo renderà la pagina del form più chiara, sia dal punto di vista del layout, sia nella logica di imputazione dei dati.

    Visivamente i form devono essere:

    • Incolonnati: Risultano più semplici da usare perché suggeriscono la successione di compilazione dei campi.
    • Grandi: Sono più comodi per ospitare font più "alti" e permettere una imputazione più comoda e leggibile.
    • Visivamente ariosi: Un visual arioso, con ampia distanza fra i campi di inserimento oltre a creare un’impressione generale di ordine e pulizia, aiuta il posizionamento dei messaggi di errore.

    Per garantire una buona User Experience il form dovrebbe fornire informazioni di ritorno e di anticipazione su ciò che avviene e può avvenire nel sistema. È importante cercare di prevenire gli errori e contemporaneamente aiutare a risolverli, permettere l’undo (in italiano "annullare"), progettare vie di uscita tramite i classici pulsanti "modifica", "annulla", "indietro", "esci".

    Per i messaggi di errore bisogna usare una scrittura e un linguaggio semplice, evitando tecnicismi ed espressioni gergali. È bene essere il più possibile descrittivi e didascalici nel fornire informazioni senza dare nulla per scontato. Di fronte a problemi bisogna usare frasi dal tono affermativo che indichino ciò che si deve fare o evitare.

  5. 11

    conversione

    Conversione

    La conversione è quello che si vuole ottenere dall’utente. L’obiettivo principale del web marketing è la conversione. Spesso la conversione è proprio la compilazione del form. La conversione può essere una richiesta informazioni, l’iscrizione ad un servizio o un acquisto, lo scaricamento di un pacchetto software o di un documento pdf. L’essenziale è che la conversione lasci una traccia di dati misurabili.

Come costruire una landing page B2B per una campagna

Nel B2B chi arriva su una landing raramente acquista subito: chiede un preventivo, scarica una scheda tecnica, prenota un incontro in fiera. Spesso, poi, la decisione coinvolge altre persone (ufficio tecnico, acquisti, direzione), quindi la pagina deve dare argomenti anche a chi non ha visto l’annuncio. Questi sono i passaggi da seguire.

  1. Un’offerta concreta. Definite che cosa ottiene chi compila il modulo: un preventivo entro una data, un campione, una consulenza tecnica, un catalogo di settore, un appuntamento allo stand.
  2. Un pubblico per pagina. Se la campagna parla a settori diversi, per esempio alimentare e farmaceutico, create una landing per ciascuno: esempi, normative e linguaggio cambiano.
  3. Lo stesso messaggio dell’annuncio. Titolo e immagine devono confermare ciò che il visitatore ha letto prima di cliccare.
  4. Prove adatte a chi valuta un fornitore. Certificazioni, settori serviti, casi applicativi, dati tecnici verificabili, loghi dei clienti se autorizzati.
  5. Un modulo che serve al commerciale. Chiedete i dati utili a richiamare e qualificare il contatto, come azienda, ruolo ed esigenza, e lasciate il resto alla prima telefonata.
  6. Tracciamento e passaggio alle vendite. Parametri UTM nei link, conversioni registrate in Google Analytics 4 e nella piattaforma pubblicitaria, contatto inviato al CRM o alla persona che deve richiamarlo.

Immaginiamo un’azienda che produce sistemi di filtrazione per l’industria e partecipa a una fiera di settore. Nelle settimane precedenti può investire in una campagna su LinkedIn rivolta ai responsabili di produzione, con una landing che presenta la novità esposta, invita a prenotare una dimostrazione allo stand e offre in alternativa il download della scheda tecnica. Dopo la fiera la stessa pagina, aggiornata, può raccogliere le richieste di chi non è passato dallo stand. Ogni contatto arriva al commerciale con l’indicazione della campagna da cui proviene.

Una landing non si giudica dal design ma dai risultati: confrontate nel tempo il numero di richieste e, soprattutto, quante diventano trattative. Cambiate un elemento alla volta, titolo, offerta o modulo, e misurate l’effetto. Se state preparando un lancio di prodotto o una fiera, la landing è un tassello delle strategie di lancio e va pensata insieme a campagne, materiali e follow-up commerciale.

Perché quando diventiamo tutti uguali diventa solo una questione di prezzo! What Studio facciamo la differenza.

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