Web usability e contenuti il paradosso della scelta
Qualità, coerenza e classificazione organica dei contenuti
La web usability è un aspetto cruciale per garantire che il tuo sito web offra un’esperienza utente ottimale, migliorando la qualità, la coerenza e la classificazione organica dei contenuti.

Perché vi riguarda
Web usability: troppe scelte, pochi contatti
Ogni scelta che chiedete al visitatore ha un costo: tempo, attenzione, dubbi. Organizzare i contenuti secondo le regole della web usability riduce le esitazioni tra una visita e una richiesta.
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«Mostriamo tutta la gamma e il cliente rimanda la scelta»
Decine di modelli presentati insieme, senza criteri di confronto, generano il paradosso della scelta: il visitatore non decide e va da chi gli semplifica la vita. Contenuti organizzati guidano la decisione.
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«Il pulsante per chiedere informazioni è piccolo e in fondo alla pagina»
La legge di Fitts è semplice: ciò che è piccolo e lontano si usa meno. Posizione e dimensione delle azioni principali incidono direttamente sul numero di richieste che il sito genera.
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«Puntiamo sulle parole più cercate e arrivano solo curiosi»
Termini generici portano visite poco interessate. Contenuti costruiti sulla coda lunga, cioè su ricerche specifiche per prodotto, applicazione o problema, attirano chi è vicino a una richiesta concreta.
Riducete le scelte inutili e rendete evidenti quelle che contano: è il modo più diretto per trasformare visite in contatti. Siti web B2B: strategia, UX e acquisizione →
Strategie di web usability per ottimizzare qualità e classificazione organica dei contenuti
Organizzare i contenuti web
La web usability è un aspetto cruciale per garantire che un sito web offra un’esperienza utente ottimale, migliorando la qualità, la coerenza e la classificazione organica dei contenuti. Una buona usabilità implica una navigazione intuitiva, tempi di caricamento rapidi e un design responsivo che si adatta a diversi dispositivi. Inoltre, la coerenza nella presentazione dei contenuti aiuta gli utenti a comprendere e interagire con il sito in modo più efficace. Ottimizzare la classificazione organica significa strutturare i contenuti in modo che siano facilmente indicizzati dai motori di ricerca, aumentando la visibilità e il traffico organico. Implementare pratiche di web usability avanzate non solo migliora l’esperienza degli utenti, ma favorisce anche un migliore posizionamento nei risultati di ricerca, contribuendo al successo del tuo sito web.
Organizzare i contenuti significa decidere quante opzioni mostrare, in che ordine e con quale evidenza. Tre principi aiutano a farlo con metodo: il paradosso della scelta spiega perché troppe alternative presentate senza criterio bloccano la decisione; la legge di Hick descrive come il numero e l’ordine delle opzioni incidono sul tempo di scelta; la legge di Fitts ricorda che le azioni importanti devono essere grandi e facili da raggiungere. A questi si aggiunge la coda lunga, che riguarda il modo in cui i contenuti vengono trovati sui motori di ricerca.
La web usability è fondamentale per ottimizzare la qualità e la coerenza dei contenuti di un sito web, migliorando la classificazione organica sui motori di ricerca.
Paradosso della scelta, leggi di Hick e Fitts e coda lunga
contenuti
Qualità, coerenza e classificazione organica dei contenuti
L’aumento costante ed esponenziale di prodotti ed informazioni sul web comporta ventagli di scelta sempre più ampi. Quando desideriamo acquistare qualcosa online, valutare quale sia il prodotto migliore per noi tra la vastità delle opzioni disponibili può essere uno stress. Tale stress può portarci ad una non-scelta e quindi al mancato acquisto del prodotto ricercato. È il cosiddetto paradosso della scelta. Secondo alcuni studi una non-scelta da parte del consumatore dipende non solo dal numero delle opzioni disponibili ma soprattutto dal modo in cui queste sono organizzate e presentate. Secondo questa analisi, il paradosso della scelta è collegato all'architettura dell’informazione (information architecture) e cioè alla qualità, alla coerenza e alla classificazione organica dei contenuti.

opzioni di scelta
Il paradosso della scelta
La legge di Hick ci fornisce un modello matematico per comprendere il paradosso della scelta. Secondo la legge di Hick il tempo necessario per prendere una decisione varia in funzione del numero di opzioni disponibili. In base a tale legge, in Internet è molto più facile e veloce scegliere da un menu di otto voci piuttosto che da due menu di quattro voci ciascuno. Questo perché al momento di effettuare una scelta, non consideriamo una per una ogni singola opzione ma tendiamo a raggruppare la lista di opzioni in categorie, scartandone progressivamente una parte. Dunque più opzioni tutte insieme (su un unico livello) comportano un tempo di scelta più rapido rispetto a minori opzioni separate (su più livelli). Il concetto che strutture "ampie" siano da preferire a strutture più "profonde" è sottolineato anche dall'esperto di usabilità Steve Krug, il quale spiega che "tre clic spensierati equivalgono ad un clic che richiede di pensarci".

legge di hick
La legge di Hick (1952)
La legge di Hick afferma che il tempo necessario per prendere una decisione varia in funzione del numero di opzioni disponibili. Fu pubblicata per la prima volta nel 1952. In base alla legge di Hick, quando un pilota deve premere uno specifico pulsante in risposta a un dato segnale, quale un allarme, la quantità di tempo necessaria per scegliere il pulsante corretto aumenterà con il numero di pulsanti disponibili (in modo logaritmico, non proporzionale). La legge di Hick è applicabile soprattutto alle attività che prevedano l’adozione di decisioni semplici in base a una corrispondenza univoca tra stimolo e risposta. La legge non si applica a decisioni che comportano livelli considerevoli di ricerca, lettura o risoluzione di problemi complessi. La legge, infatti, diventa meno pertinente man mano che aumenta il grado di complessità delle attività. Se un’attività richiede la lettura di frasi e una concentrazione intensa, la scelta potrà comportare un tempo decisamente più lungo rispetto a una semplice attività stimolo-risposta che preveda sei opzioni. La legge di Hick influisce sul design di qualunque sistema o processo che richieda l’adozione di decisioni semplici a fronte di più opzioni. I designer possono migliorare l’efficienza di un progetto applicando la legge di Hick a menù oppure a layout per la navigazione e alla segnaletica, e in qualunque situazione che comporti l’adozione di decisioni semplici. La legge di Hick non è pertinente per menu complessi o per le gerarchie di opzioni, la cui selezione non sia semplicemente il frutto di una decisione ma comporti attività di lettura, ricerca, valutazione delle opzioni o risoluzione dei problemi.

legge di fitts
La legge di Fitts (1954)
La legge di Fitts afferma che il tempo per spostarsi da una posizione di partenza ad un bersaglio finale è determinato dalla distanza e dalla dimensione del bersaglio. La legge di Fitts afferma che più un obiettivo è piccolo e lontano, maggiore sarà il tempo necessario per raggiungerlo. Inoltre a un movimento più veloce e a un obiettivo più piccolo corrisponderà una maggiore percentuale di errori. Fu pubblicata per la prima volta da Paul Fitts nel 1954. Il modello è usato per lo studio del puntamento e dell'interazione fra uomo e macchina, nel mondo reale, ma soprattutto nei computer per la progettazione di interfacce grafiche. È opportuno tener conto della legge di Fitts nel progettare il design e il layout di controlli, nonché di qualunque dispositivo che faciliti il movimento verso un obiettivo. La legge di Fitts è applicabile ai movimenti di puntamento rapidi, non a movimenti continui quali la scrittura e il disegno. La comprensione della legge di Fitts aiuta i designer a limitare le possibilità d’errore e migliorare l’usabilità. La legge di Fitts trova applicazione nella progettazione di sistemi che prevedono azioni di puntamento. Gli strumenti di controllo dovranno essere vicini o di grandi dimensioni, se è necessario effettuare movimenti rapidi e precisi mentre è preferibile che siano più distanti e di dimensioni inferiori se destinati a un uso sporadico, o quando possono causare problemi se attivati per errore.

long tail
Modello della coda lunga o long tail (2004)
La coda lunga è una definizione coniata da Chris Anderson nel 2004. Il concetto ha in parte preso le mosse da un saggio del febbraio 2003 di Clay Shirky, "Power Laws, Weblogs and Inequality". Nel suo saggio Anderson sostiene che i prodotti a bassa richiesta o che hanno un basso volume di vendita possono collettivamente costituire una quota di mercato superiore rispetto a rivali molto venduti, che sono relativamente pochi, se il negozio o canale di distribuzione è abbastanza grande. Uno dei campi dove la strategia della coda lunga trova maggiore applicazione è la SEO (Search Engine Optimization). In chiave SEO la coda lunga è la strategia di preferire: molte parole chiave con volume di ricerca inferiore (e tasso di conversione superiore) rispetto a scegliere poche parole chiave con un alto volume di ricerca. Per esempio, un’azienda che produce valvole industriali difficilmente riuscirà a posizionarsi per un termine generico come "valvole", cercato da pubblici molto diversi. Le conviene presidiare ricerche più specifiche, come "valvola a sfera inox DN50" o "valvole per impianti alimentari": hanno volumi più bassi, ma sono più vicine a una richiesta concreta. Questo perché chi digita una ricerca così precisa sa già che cosa gli serve e probabilmente sta confrontando fornitori. Chi digita "valvole", invece, può essere uno studente, un installatore o un buyer appena all’inizio della ricerca.

Come applicare le leggi di Hick e Fitts a un sito aziendale
Le due leggi descritte sopra nascono in laboratorio, ma si traducono in scelte molto concrete quando si organizzano i contenuti e le azioni di un sito.
Opzioni ordinate e raggruppate
La legge di Hick vale quando l’utente sa che cosa cerca: elenchi in un ordine logico (alfabetico, per taglia, per settore) e raggruppati accorciano la scelta.
Un’azione principale per pagina
Se tutti i pulsanti hanno lo stesso peso, il visitatore deve valutarli uno per uno; un’azione evidente e le altre secondarie accorciano la decisione.
Pulsanti grandi e vicini
Per la legge di Fitts l’invito all’azione deve essere ampio e collocato vicino al contenuto che lo motiva, non isolato in fondo alla pagina.
Azioni rischiose a distanza
Comandi come «Elimina» o «Annulla ordine» vanno separati da quelli frequenti, così da evitare clic per errore.
Su smartphone la legge di Fitts conta ancora di più, perché il dito è meno preciso del mouse. Le linee guida WCAG 2.2 del W3C indicano per i bersagli da toccare una dimensione minima di 24 per 24 pixel CSS, salvo alcune eccezioni, e molti sistemi di design consigliano misure più ampie per i pulsanti principali. Per lo stesso motivo le azioni più frequenti funzionano meglio nella parte dello schermo più comoda da raggiungere con il pollice. Un controllo semplice: aprite le pagine principali del vostro sito da smartphone e provate a richiedere un’informazione usando una sola mano.
Il paradosso della scelta nei cataloghi B2B: filtri, confronti e prodotti consigliati
L’espressione paradosso della scelta è stata resa popolare dallo psicologo Barry Schwartz con il libro omonimo del 2004. Uno degli esperimenti più citati è quello di Sheena Iyengar e Mark Lepper (2000) sugli assaggi di marmellate: davanti a un assortimento più ampio, meno persone arrivavano all’acquisto. Ricerche successive hanno mostrato che l’effetto non è automatico: dipende da quanto le alternative sono confrontabili, da quanto l’utente conosce già il prodotto e da come le opzioni sono presentate. È proprio il punto su cui si può lavorare.
Un catalogo B2B con molte varianti rischia di bloccare chi non è un esperto. Gli strumenti per evitarlo sono noti:
- Filtri tecnici che riducono la scelta per caratteristiche e applicazione.
- Tabelle di confronto con gli stessi dati per tutti i modelli.
- Guide alla scelta che fanno poche domande e propongono una soluzione.
- Prodotti consigliati per settore o per uso, come punto di partenza.
- Un contatto con un tecnico per chi non vuole scegliere da solo.
Immaginiamo un’azienda che vende motoriduttori in decine di taglie e rapporti. Invece di mostrare subito tutte le combinazioni, il sito può chiedere tre dati (coppia richiesta, velocità in uscita, tipo di montaggio) e proporre i modelli compatibili, con la scheda tecnica e la possibilità di chiedere conferma all’ufficio tecnico. La scelta resta completa, ma il visitatore la affronta un passo alla volta. Lo stesso criterio vale per il catalogo aziendale stampato o in PDF: indici per applicazione e tabelle di selezione aiutano quanto i filtri di un sito.
Perché quando diventiamo tutti uguali diventa solo una questione di prezzo! What Studio facciamo la differenza.
Esempi pratici


