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Branding

Logo aziendale dalla creazione al restyling

Probabilmente la cosa più importante da dire è che lo sviluppo di un logo è poco o nulla rispetto alla costruzione di un brand: è solo il suo inizio. Sarebbe come definire un'auto in base al suo volante, è la stella di Natale sull'albero.

Il brand è una struttura culturale, visiva, emotiva, pubblicitaria che permette ad un'azienda di aumentare vendite e premium price. Il logo è la sua partenza, naturalmente è importante partire bene.

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progettare un Logo

Perché vi riguarda

Perché la progettazione del logo riguarda anche le vendite

Il logo è il segno che il cliente ritrova su offerte, prodotti, mezzi e stand. Se è difficile da leggere, da riprodurre o da ricordare, ogni investimento in comunicazione rende meno.

  1. 01

    «Il logo non si legge inciso sul pezzo o ricamato sulle divise»

    Un marchio pensato solo per lo schermo perde dettagli nelle riduzioni, nelle marcature e in monocromia. La progettazione del logo verifica fin dall'inizio scalabilità e versioni d'uso.

  2. 02

    «Girano cinque versioni del logo e nessuno sa qual è quella giusta»

    Varianti nate nel tempo, file a bassa risoluzione e colori diversi rendono l'azienda meno riconoscibile. Un logo progettato con versioni, cromie e area di rispetto definite elimina l'ambiguità.

  3. 03

    «Il nostro marchio somiglia troppo a quello di un concorrente»

    In fiera e nei cataloghi di settore il cliente fatica a distinguervi e rischia di attribuire ad altri la vostra reputazione. Forme, colori e simboli vanno scelti guardando anche il mercato.

  4. 04

    «Abbiamo rifatto il logo ma non è cambiato niente»

    Un nuovo segno senza una strategia di brand alle spalle resta un esercizio grafico. Il logo funziona quando sintetizza un posizionamento chiaro e viene applicato con coerenza.

Se il vostro marchio deve reggere prodotti, mercati e materiali diversi, la progettazione parte dalla strategia, non dal disegno. Corporate identity e immagine coordinata: dal logo al sistema visivo

Il logo è parte del brand, è la spilletta che il brand si appunta al petto. La domanda più interessante potrebbe essere che differenza c'è tra un logo e una clipart, perché esistono loghi a 30 euro che si possono comprare su internet (clipart) e loghi da decine di migliaia di euro.

Balmer (1999) individuò alcuni obiettivi della gestione della corporate identity di un logo, tra cui:

  • Scalabilità, la facoltà di rimanere sempre riconoscibile anche in fase di riduzione
  • Controllo delle cromie, della versione negativo, di quella in scala di grigio e monocromatica
  • La gestione delle possibili varianti
  • La gestione dell'area di rispetto, come descritto nel suo brand manual

In italiano queste due parole sono spesso usate come sinonimi, ma in realtà indicano cose molto differenti.

Logo e brand

  1. 01

    indicazioni

    Logo e brand: indicazioni progettuali

    brand recognition brand recall.webp

    Il design ed il visual sono un prezioso supporto per la costruzione dei valori immateriali di brand. A partire dalla costruzione del logo, un corretto approccio progettuale deve essere in grado di garantire:

    Brand recognition (riconoscibilità)

    Brand recall (ricordo)

  2. 02

    linguaggio

    Rappresentazione del linguaggio verbale

    Un logo viene spesso accompagnato da un payoff o baseline: questo aiuta a migliorare l'interpretazione del segno, a rendere il logo maggiormente memorabile e di effetto. È possibile dare forma ad un messaggio verbale giocando innanzitutto tra denotazione e connotazione.

    Denotazione, ovvero il significato oggettivo e puramente informativo della parola

    Connotazione, insieme dei significati emotivi, personali, culturali che associano ad una parola altri concetti, immagini e significati soggettivi

  3. 03

    funzionalità

    Scelta della finalità

    Un logo, come già detto, possiede di per sé alcune funzionalità primarie quali quelle di distinguibilità e memorabilità, un logo tuttavia deve contemporaneamente spingere quei valori che in un determinato momento storico saranno strategici e caratterizzanti dell'azienda o di quel prodotto. All'origine della progettazione deve essere quindi ben chiara la finalità del logo:

    Didascalica spiegare, descrivere il più chiaramente possibile

    Conativa spingere, convincere, creare il presupposto per richiedere una determinata attività

    Decorativa estetica, laddove in realtà non ci siano particolari funzionalità richieste ma magari solo l'enfasi delle due caratteristiche primarie di riconoscibilità e memorabilità

  4. 04

    colori

    Il colore

    palette colori

    Il colore nella progettazione del logo assume un significato strategico, è assodata l'implicazione psicologica di questo nella mente dell'osservatore. La scelta di una palette di colori corretta e limitata risulterà fondamentale per dare la giusta personalità al progetto. Tinta, valore e intensità sono spiegati nella pagina sulla teoria del colore.

    Monocromatico

    Acromatico

    Complementare

    Contrastante

  5. 05

    forme

    Forme geometriche e organiche

    Si definisce forma uno spazio delimitato da un perimetro.
    Tipologia:

    Geometrica (miglior percezione)

    Organica (laddove la ricerca è finalizzata alla costruzione di immagini morfologiche riconoscibili)

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    struttura

    Forme e struttura

    Struttura portante e modularità

    Si intende l'insieme di linee che sorreggono la forma: pensiamo alle foglie o ad altri elementi reali.

  2. 07

    simbologia

    Simbolo

    composizione del simbolo

    Composizione di più oggetti o segni/forme, che può basarsi su:

    Convenzionalità (condivisione da parte di una comunità)

    Ereditarietà (stabilità)

    Analogia (rispetto a un oggetto rappresentato)

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    il segno

    Segno

    classifica segno

    Quando il simbolo diventa totalmente astratto e possiede un significato condiviso diventa segno

    Iconici (somiglianza all’oggetto)

    Indicali (prossimità all’oggetto indicato)

    Simbolici (relazione segno/oggetto stabilita arbitrariamente)

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    marchio

    Marchio

    oggetto classificante

    Classificazione rispetto all’oggetto classificante

    Icona (riproduce un oggetto)

    Indice (rimanda all’oggetto pur rappresentandolo anche solo in parte)

    Simbolo (evoca il referente per associazione di idee)

  5. 10

    logo

    Logo

    tipologie del logo

    Simbolo nato per rappresentare un'azienda, immagine ambigua perché non possiede rapporto diretto con il messaggio da veicolare, per questo viene associato almeno inizialmente ad un testo.
    Tipologie:

    Basati sul naming (solo nome)

    Emblemi (racchiuso in geometria chiusa)

    Figurati (costruiti da tanti elementi)

    Acronimi (raggruppamento testuale in unico elemento visivo)

    Calligrammatici (testo modificato e disposto per suggerire una forma veicolante valori specifici)

Progettazione logo per un'azienda B2B: i requisiti pratici

La teoria del segno aiuta a capire perché un logo funziona. Nel B2B, però, un marchio deve superare anche prove molto concrete: viene inciso, stampato, ricamato, ridotto, visto da lontano in fiera o in un documento in bianco e nero. Prima di approvare una proposta conviene verificarla su questi punti.

Riproducibilità

Il segno deve restare leggibile con marcatura laser, tampografia, stampa su cartone ondulato, ricamo e pellicole adesive, tecniche che spesso non rendono sfumature e dettagli molto sottili.

Leggibilità in piccolo

Su targhette, componenti, icone dei social e favicon il logo occupa pochi millimetri o pochi pixel: serve una versione semplificata che resti riconoscibile.

Versioni d'uso

Orizzontale, verticale, solo simbolo, monocromatica e in negativo, per adattarsi a stand, mezzi, documenti e schermi senza essere deformato.

Mercati esteri

Nome e segno vanno controllati nelle lingue dei mercati di destinazione: pronuncia, significati involontari, somiglianze con marchi locali.

Registrabilità

Prima di investire su un logo è prudente far verificare l'esistenza di marchi anteriori simili presso UIBM, EUIPO e, se serve, WIPO.

Immaginiamo un'azienda di carpenteria metallica che sceglie un logo con sfumature e linee sottili. A video è convincente; marcato al laser sui pezzi perde le sfumature e diventa poco leggibile, ricamato sulle divise perde il nome. Una prova sulle applicazioni reali fatta in fase di progetto avrebbe evitato un secondo intervento.

Creazione del logo aziendale: le fasi

La creazione di un logo aziendale non parte dal disegno, ma dalle decisioni che il disegno dovrà rendere visibili. Le fasi del lavoro sono queste.

  1. Analisi. Posizionamento, valori, concorrenti, mercati e punti di contatto in cui il logo dovrà vivere.
  2. Brief creativo. Che cosa il segno deve comunicare, a chi, con quali vincoli tecnici.
  3. Concept. Alcune direzioni diverse, ognuna motivata rispetto al brief.
  4. Prova sulle applicazioni. Le proposte vengono verificate su documenti, prodotto, stand, sito e social.
  5. Affinamento. Proporzioni, spaziature, colori e versioni vengono definiti con precisione.
  6. Consegna. File vettoriali e raster, codici colore e regole d'uso raccolte in un manuale.

Un esempio reale è il logo di Crico Italia, società di consulenza in finanza agevolata: dopo l'analisi del mercato e dei concorrenti sono state presentate diverse proposte grafiche, affinate con revisioni condivise fino a un segno che integra simboli di crescita e stabilità. L'implementazione ha poi riguardato tutti i materiali, dai biglietti da visita ai documenti aziendali, fino al sito web.

L'ultimo passaggio è quello che più spesso si trascura: un logo consegnato senza regole viene reinterpretato da ogni fornitore. Per questo la progettazione si chiude con la guida all'uso del logo e il brand manual, che stabiliscono come applicarlo. Se invece il marchio esiste già e va aggiornato, le valutazioni da fare sono quelle di un rebranding aziendale: che cosa conservare, che cosa cambiare e come comunicarlo.

Restyling del logo: quando serve e come farlo senza perdere riconoscibilità

Il restyling aggiorna il logo esistente senza sostituirlo: si interviene su disegno, proporzioni, carattere o colori, ma il marchio resta riconoscibile per chi lo conosce già. È un intervento diverso dal rebranding, che può cambiare anche nome, segno e posizionamento.

Quando serve

  • il logo si legge male in piccolo, sugli schermi o nelle marcature;
  • circolano più versioni e nessuna è quella ufficiale;
  • il segno appare datato rispetto a quello dei concorrenti;
  • l'azienda è cresciuta, con nuove linee o nuovi mercati;
  • i file originali sono andati persi e il logo viene riprodotto da copie.

Come farlo senza perdere riconoscibilità

Prima di disegnare si decide che cosa conservare: di solito gli elementi che i clienti associano già all'azienda, come un colore, la forma del simbolo o il modo in cui è scritto il nome. Poi si interviene sul resto: si semplificano i dettagli che non reggono le riduzioni, si rivede il carattere, si definiscono versioni e codici colore. Il nuovo logo va confrontato con il vecchio sulle applicazioni reali e introdotto con un piano: che cosa sostituire subito, come sito, documenti e firme email, e che cosa con le prossime produzioni, come mezzi e insegne.

Per l'Ordine dei Medici di Brescia, per esempio, l'aggiornamento del logo doveva mantenere l'identità istituzionale con un tocco più moderno ed è stato accompagnato da un brand manual e da sessioni di formazione per il personale.

Perché quando diventiamo tutti uguali diventa solo una questione di prezzo! What Studio facciamo la differenza.

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